Mese: giugno 2025

  • VoiceOver e Braille in iOS 26: tutte le novità della Developer Beta

    Apple ha presentato le nuove funzionalità di iOS 26, attualmente in fase di test nella Developer Beta, disponibile per i dispositivi con chip A13 Bionic o successivo. Le novità sono significative sia per gli utenti che utilizzano VoiceOver, sia per coloro che fanno uso di dispositivi Braille.

    Tutte le funzionalità descritte sono state testate in prima persona su questa versione preliminare del sistema operativo, che non è consigliata per l’uso quotidiano, in quanto contiene bug o comportamenti instabili.

    Novità di VoiceOver in iOS 26

    Screenshot che mostra la sezione novità di VoiceOver nell'app Impostazioni di iPhone. Immagine 1 di 3
    Screenshot che mostra la sezione novità di VoiceOver nell'app Impostazioni di iPhone. Immagine 2 di 3
    Screenshot che mostra la sezione novità di VoiceOver nell'app Impostazioni di iPhone. Immagine 3 di 3
    Le immagini sono screenshot delle novità di Voiceover e del Braille in iOS 26

    Personalizzazione del Tocco Magico

    In Impostazioni > Accessibilità > VoiceOver > Comandi > Tocco magico, è ora possibile personalizzare l’azione associata al gesto del doppio tocco con due dita. Questo permette di adattare il comportamento del gesto in base alle proprie esigenze operative.

    Inizializzazione delle Impostazioni VoiceOver

    Una nuova opzione consente di ripristinare tutte le impostazioni di VoiceOver ai valori di fabbrica tramite un solo pulsante. Questo strumento può rivelarsi utile in caso di errori di configurazione o per ripartire da una base pulita dopo molte personalizzazioni.

    Nuove voci per le lingue indiane

    iOS 26 introduce il supporto per nuove voci Vocalizer in lingue indiane: gujarati, hindi, marathi, punjabi e bengalese. Ciò migliora sensibilmente l’esperienza di lettura per chi utilizza VoiceOver in queste lingue.

    Nuova voce nel rotore: “Copied Speech”

    Nella seconda Developer Beta, è comparsa nel rotore una nuova voce denominata “Copied Speech”. Al momento non è ancora chiaro cosa faccia esattamente, ma si ipotizza che possa servire ad annunciare automaticamente i contenuti copiati negli appunti. I test sono ancora in corso.


    Novità del supporto Braille in iOS 26

    Accesso Braille

    Con Accesso Braille, è possibile aprire rapidamente Note Braille, file BRF e altri contenuti in qualsiasi momento utilizzando uno schermo Braille.

    Per avviare questa funzione, è sufficiente:

    • Premere contemporaneamente i punti 7 e 8, oppure
    • Premere Barra spaziatrice + 7 + 8 (quando si utilizza una tabella Braille a otto punti), oppure
    • Usare il comando da tastiera: Attiva/disattiva Accesso Braille.

    Panoramica elementi

    Grazie alla funzione Panoramica elementi, è possibile leggere le prime celle di più oggetti a schermo contemporaneamente, per ottenere una visione d’insieme rapida del contenuto. Si attiva premendo i punti 6, 7 e 8 insieme.

    Personalizzazione dei comandi Braille

    È ora possibile personalizzare separatamente i comandi associati a:

    • Input Braille schermo
    • Input Braille tramite tastiera fisica

    Queste opzioni sono disponibili in Impostazioni > Accessibilità > VoiceOver > Comandi > Input Braille schermo / Tastiera Braille.

    Supporto per più comandi Braille

    iOS 26 consente di associare più comandi VoiceOver a combinazioni Braille, rendendo l’uso di display Braille molto più flessibile e potente.

    Input Braille tramite tastiera

    La tastiera fisica ora può essere configurata per funzionare come periferica Braille, sfruttando la riga di base (A S D F J K L) per scrivere in Braille a sei o otto punti e utilizzare comandi dedicati.

    Input Braille schermo con una mano

    È stata introdotta una modalità a una mano per l’input Braille schermo. In orientamento verticale, basta toccare due volte e tenere premuto con tre dita per attivare la modalità. La digitazione avviene per colonne di punti, in modo simile a una tavoletta Braille fisica.

    Stile di input: Tavoletta e Punteruolo

    L’input Braille schermo in modalità a una mano può essere personalizzato scegliendo tra due stili:

    • Tavoletta e punteruolo
    • Tavoletta e punteruolo invertito
    Screenshot che mostra la schermata delle impostazioni di Input Braille Schermo, visualizzando le nuove opzioni per la digitazione con una mano
    Opzioni dell’input braille schermo, focalizzate sulle opzioni per la scrittura con una mano

    Blocco delle posizioni Braille

    Per mantenere una disposizione coerente dei punti sullo schermo, è ora possibile disattivare la funzione “Impara la posizione dei punti”, bloccando così il layout Braille nella configurazione impostata durante la calibrazione.

    Nuova tabella per il coreano

    È disponibile una nuova tabella Braille per la lingua coreana, versione 2024, non contratta, progettata per l’inserimento del coreano in ambienti misti con testo inglese.


    Perché si chiama iOS 26?

    Apple ha deciso di unificare la numerazione delle versioni di tutti i suoi sistemi operativi (iOS, iPadOS, macOS, watchOS, tvOS, visionOS) per renderla coerente con il modello d’anno di riferimento.

    • La numerazione di iOS salta dalla 18 alla 26.
    • Questo perché iOS 26 è previsto per l’autunno 2025, ma sarà la versione in uso durante il 2026, quindi il numero viene allineato al calendario.
    • Lo scopo è anche quello di semplificare l’identificazione delle versioni per utenti, sviluppatori e aziende, creando un sistema numerico unico per l’intero ecosistema Apple.

    La stessa logica viene già adottata nell’industria automobilistica, dove i modelli con anno “2026” vengono immessi sul mercato nel 2025.

  • Inclusione e disabilità: basta ipocrisie, iniziamo a dire la verità

    Inclusione e disabilità: basta ipocrisie, iniziamo a dire la verità

    Una mano apre una fessura luminosa in una parete scura, rivelando uno sfondo giallo caldo con la scritta in maiuscolo: “INCLUSIONE E DISABILITÀ: VERITÀ SENZA FILTRI”. Il contrasto tra buio e luce simboleggia il passaggio dall’invisibilità alla consapevolezza
    Grafica simbolica dell’articolo

    Disabilità. Inclusione. Accessibilità.
    Tre parole che oggi sembrano ovunque.
    Le troviamo nei titoli delle conferenze, nei post sponsorizzati, nei piani strategici delle aziende, nei comunicati delle istituzioni.

    Ma fuori da quelle parole, la realtà è ben diversa.

    Perché quando ti guardi intorno, l’inclusione vera quasi non esiste.
    Perché l’accessibilità non viene progettata, viene giustificata.
    Perché la disabilità viene ancora trattata come una condizione da compatire, da accogliere, da tollerare. Non come una parte naturale della società.

    Che cos’è, davvero, la disabilità?

    La disabilità non è un limite dell’individuo.
    È una frizione tra la persona e l’ambiente che lo circonda.

    Una persona cieca non è “meno”.
    Una persona sorda non è “in difetto”.
    Una persona in carrozzina non è “bloccata”.

    È il mondo ad essere stato progettato male.
    Con un solo tipo di corpo, un solo tipo di mente, un solo tipo di esperienza in mente.

    La disabilità è solo una condizione fisica, sensoriale o cognitiva che ci porta a interagire con il mondo in modo diverso. Ma non ci rende diversi dentro.
    Siamo persone. Abbiamo desideri, sogni, idee, talento. Proprio come chiunque altro.

    Eppure veniamo esclusi. Ogni giorno.

    L’accessibilità è una parola abusata

    Oggi tutti dicono di “includere”. Tutti dicono che “l’accessibilità è importante”.
    Ma poi, nella pratica, succede questo:

    • Il sito web è “inclusivo”, ma i pulsanti non hanno etichette, e i lettori di schermo non riescono nemmeno a navigare.
    • L’evento è “aperto a tutti”, ma non c’è una rampa, e il palco è raggiungibile solo con le scale.
    • L’azienda si vanta del suo “codice etico”, ma i documenti PDF non sono accessibili, e i video non hanno sottotitoli.
    • La scuola è “per tutti”, ma il libro è pieno di grafici non descritti, e lo studente cieco è lasciato solo.

    E poi arrivano le frasi.
    Quelle frasi vuote, usate per salvare la faccia:

    • “Avete una forza incredibile.”
    • “Anche voi potete fare molto.”
    • “Siete un esempio.”
    • “Abbiamo fatto il possibile.”
    • “Ci dispiace, ma non è previsto per ora.”

    Non sono complimenti. Sono alibi.
    Sono il modo più gentile di dire: “Non vi abbiamo considerati”.

    Una storia come tante

    Un ragazzo non vedente vuole iscriversi a un corso online.
    Va sul sito. Il form è pieno di caselle senza etichetta. Il pulsante “Invia” non ha nome. Non sa nemmeno se ha completato la procedura.
    Scrive agli organizzatori. Nessuna risposta.

    Il risultato? Non partecipa.

    Non perché non fosse capace.
    Non perché non fosse pronto.
    Ma perché nessuno ha pensato che potesse esserci anche lui.

    Ecco cos’è l’esclusione oggi: assenza. Invisibilità. Omissione.

    Includere non è un favore: è una responsabilità

    L’inclusione non è fare un’eccezione.
    Non è accogliere “anche chi è diverso”.
    Non è commuoversi davanti a una storia di coraggio.

    Includere è prevedere. È progettare per tutti.

    Vuol dire:

    • pensare fin dall’inizio alla varietà umana;
    • rendere accessibili i contenuti digitali;
    • costruire ambienti fisici inclusivi;
    • comunicare in modo chiaro, semplice, universale.

    Quando l’inclusione funziona, non te ne accorgi nemmeno.
    Perché tutto scorre. Tutto funziona. Per chiunque.

    Il diritto all’accessibilità è sancito dalla legge

    In Italia, la legge Stanca (L. 4/2004) obbliga le pubbliche amministrazioni e molti soggetti privati a garantire l’accessibilità dei loro servizi digitali.
    A livello europeo, il European Accessibility Act impone standard simili entro il 2025.
    Eppure, quante istituzioni rispettano davvero questi criteri?
    Pochissime.

    La legge c’è. I mezzi ci sono.
    Manca solo la volontà.

    Non vogliamo essere lodati. Vogliamo essere considerati.

    Le persone con disabilità non vogliono sentirsi dire “bravo” per aver fatto la spesa, per aver preso un treno, per aver parlato in pubblico.
    Non sono eroi. Sono cittadini.

    Non vogliono essere celebrati una volta l’anno.
    Vogliono esserci sempre, come tutti.

    Non chiedono premi, attenzioni speciali o copertine.
    Chiedono rispetto. Accesso. Uguaglianza.

    E soprattutto: chiedono normalità.

    Quando si esclude, si perde tutti

    Una società che esclude non è solo ingiusta.
    È povera.
    Perché perde talenti. Idee. Prospettive. Innovazione.

    La diversità non è un problema da gestire.
    È una risorsa da valorizzare.

    Un sito accessibile non è solo per ciechi.
    Un contenuto chiaro non è solo per dislessici.
    Una rampa non è solo per chi è in carrozzina.

    Tutti ne beneficiano. Sempre.

    Cosa puoi fare tu, adesso?

    Se hai letto fin qui, non restare fermo.
    Agisci. Anche nel tuo piccolo.

    • Hai un sito? Fallo testare da una persona con disabilità visiva.
    • Scrivi un documento? Verifica che sia leggibile anche da chi usa un lettore di schermo.
    • Organizzi un evento? Assicurati che sia accessibile anche a chi non cammina o non vede.
    • Sei un insegnante? Non dare per scontato nulla.

    Non aspettare di avere un problema. Progetta pensando già a tutti.

    L’inclusione vera non ha bisogno di slogan

    L’inclusione vera non fa rumore.
    Non si fotografa. Non si applaude.

    È quella che accade quando nessuno viene dimenticato.
    Quando nessuno deve chiedere, lottare, insistere per esserci.

    Quando una persona cieca può entrare, leggere, parlare, partecipare
    senza dover ringraziare.

    Allora sì, quello è un mondo davvero civile.
    Un mondo che non fa favori. Fa spazio.

    Nota finale dell’autore

    Questo articolo non vuole accusare nessuno, né creare polemiche.
    Ma vuole fare una cosa semplice, necessaria e troppo spesso rimandata: dire le cose come stanno.

    Quella che hai letto non è una provocazione. È la realtà nuda e cruda.
    Ho scritto queste parole perché l’inclusione non si ottiene con i discorsi, ma con il coraggio di guardare in faccia le contraddizioni, le ipocrisie e le omissioni che ci circondano.

    Anche se a volte il tono può sembrare duro, c’è dentro tanta speranza.
    Perché io credo ancora che si possa cambiare. Che si debba cambiare.
    Ma il cambiamento, quello vero, inizia solo quando qualcuno ha il coraggio di dire: così non va bene.

    Vabax