Mese: gennaio 2026

  • Il Braille: il codice che dà la libertà di conoscere ai ciechi

    Il Braille: il codice che dà la libertà di conoscere ai ciechi

    Perché il Braille è ancora essenziale, tra carta, tecnologia e vita reale

    Oggi, 4 gennaio, si celebra la Giornata Internazionale del Braille, che coincide con la nascita di Louis Braille.
    Non è solo una data simbolica: è un invito a fermarsi un momento e a guardare più da vicino qualcosa che spesso viene dato per scontato o, peggio, archiviato come superato.

    Il Braille non è un oggetto del passato.
    È presente, vivo, concreto.
    È una scrittura che continua a offrire autonomia, possibilità, dignità a milioni di persone cieche, anche — e soprattutto — in un mondo dominato dal digitale.

    Parlarne oggi significa parlare di libertà, di accesso reale alla conoscenza, di futuro.

    Mani che leggono un libro in Braille

    Cos’è il Braille e perché non è “solo un aiuto”

    Il Braille è un sistema di lettura e scrittura tattile basato su una cella di sei punti in rilievo, disposti in due colonne verticali. Ogni combinazione rappresenta lettere, numeri, segni di punteggiatura, simboli matematici, scientifici e musicali.

    Non è un linguaggio alternativo, né una scorciatoia.
    È una scrittura completa, con regole precise, che consente di leggere e scrivere in modo diretto, senza mediazioni.

    Questo è un punto cruciale, spesso sottovalutato:
    il Braille non serve solo a sapere cosa c’è scritto, ma a capire come è scritto.

    Ortografia, punteggiatura, struttura della frase, formule matematiche: il pensiero prende forma anche attraverso questi dettagli.
    Senza una scrittura, non c’è vera alfabetizzazione.
    Senza alfabetizzazione, non c’è piena autonomia.


    Louis Braille: quando un’intuizione cambia il mondo

    Louis Braille perde la vista da bambino, in un’epoca in cui l’istruzione per le persone cieche è limitata, frammentaria, spesso umiliante. I pochi libri disponibili sono enormi, difficili da consultare, inadatti allo studio vero.

    A soli 15 anni, Louis immagina qualcosa di radicalmente diverso: una scrittura pensata per le dita, rapida, compatta, efficiente.
    Un’idea semplice e geniale, che inizialmente incontra resistenze e diffidenza. Solo dopo la sua morte il sistema viene riconosciuto ufficialmente.

    Oggi, quei puntini sono letti in tutto il mondo.
    E continuano, ogni giorno, a cambiare la vita delle persone.


    Il Braille oggi: carta, computer e smartphone

    Contrariamente a ciò che si pensa, il Braille non è stato spazzato via dalla tecnologia.
    Ha fatto qualcosa di più intelligente: si è evoluto insieme a lei.

    Oggi una persona cieca può leggere e scrivere in Braille:

    • su carta
    • su computer
    • su smartphone

    I display Braille elettronici trasformano in tempo reale il testo che appare sullo schermo in puntini in rilievo che si aggiornano sotto le dita.
    È una lettura silenziosa, privata, precisa.
    È accesso diretto all’informazione.


    Il Braille informatico a otto punti

    Accanto al Braille tradizionale a sei punti, esiste il Braille informatico a otto punti, pensato per il mondo digitale.

    Gli otto punti permettono di rappresentare in modo immediato:

    • lettere maiuscole
    • simboli informatici
    • caratteri speciali
    • elementi del codice

    Questo evita ambiguità e semplificazioni, rendendo il Braille perfettamente compatibile con l’informatica moderna.
    Anche qui, il principio è lo stesso: niente scorciatoie, piena informazione.


    Scrivere in Braille sullo smartphone

    Sia Android che iOS integrano una tastiera Braille a schermo.
    Appoggiando le dita sul display, si digitano i punti come su una tastiera fisica.

    La scrittura diventa:

    • più veloce
    • più discreta
    • più naturale

    È un messaggio chiaro: il Braille non è un’eccezione tollerata, ma una parte integrante dell’ecosistema tecnologico contemporaneo.

    Breve dimostrazione della scrittura con la tastiera braille di iPhone

    La stampante Braille: il valore della carta, ancora oggi

    Quando serve un supporto fisico, entra in gioco la stampante Braille, che trasforma un testo digitale in Braille in rilievo su carta.

    Grazie a queste stampanti è possibile:

    • produrre libri e dispense
    • creare documenti scolastici
    • realizzare materiali didattici
    • leggere senza dipendere da dispositivi elettronici

    La carta Braille non è nostalgia: è concentrazione, studio profondo, tempo lento.
    In molti contesti, resta insostituibile.


    Il Braille nella vita quotidiana

    Il Braille è presente anche negli spazi pubblici:

    • ascensori
    • confezioni dei farmaci
    • bagni pubblici
    • musei e stazioni
    • edifici istituzionali

    Quando è progettato con cura, il Braille rende uno spazio davvero accessibile.
    Quando è inserito solo per “fare inclusione”, senza attenzione né competenza, diventa un simbolo vuoto.

    L’accessibilità non è un gesto estetico.
    È funzione, rispetto, responsabilità.


    Il mio percorso personale con il Braille

    Un gruppo di persone che scrivono con tavoletta e punteruolo

    Il mio rapporto con il Braille non è nato subito in modo consapevole.
    Da bambino avevo ancora un residuo visivo, e all’inizio non comprendevo cosa fosse davvero il Braille né quanto sarebbe diventato importante nella mia vita.

    Se oggi posso dire di averlo incontrato presto, è grazie all’impegno di mia mamma e al supporto della Fondazione Sinapsi, che mi hanno permesso di iniziare ad avvicinarmi al Braille quando ancora non ne percepivo il valore.
    È stato un dono silenzioso, ma decisivo.

    Già dall’ultimo anno di scuola dell’infanzia ho iniziato un lavoro fondamentale: l’educazione tattile.
    Attraverso tavolette, superfici e materiali strutturati ho imparato a sviluppare la sensibilità delle dita.
    Prima di leggere, dovevo imparare a sentire.

    In seguito ho utilizzato un tabellone con sei spazi, che rappresentava la cella Braille, per riconoscere le combinazioni nello spazio.
    Anche il casellario, strumento didattico per la memorizzazione, è stato essenziale.

    In prima elementare ho iniziato a scrivere con tavoletta e punteruolo.
    Era un metodo lento, faticoso, che richiedeva concentrazione e pazienza. La differenza l’ha fatta una maestra di sostegno che conosceva davvero il Braille: un dettaglio che può cambiare un intero percorso scolastico.

    Poi è arrivata la Mountbatten, la macchina da scrivere Braille, e successivamente il computer con display Braille, che hanno aperto nuove possibilità.

    Per la matematica, al liceo ho iniziato con Lambda, per poi passare a Edico, più adatto alle espressioni complesse.

    Ancora oggi il Braille fa parte della mia quotidianità.
    Non sempre, non ovunque, ma quando conta davvero: per capire a fondo, per scrivere con precisione, per studiare senza scorciatoie.


    Perché difendere il Braille oggi

    Difendere il Braille significa difendere:

    • il diritto all’istruzione
    • l’autonomia personale
    • la capacità di pensare in modo strutturato
    • un accesso reale alla conoscenza

    La tecnologia è un alleato potente, ma non può sostituire l’alfabetizzazione.
    Il Braille non è un’opzione in più.
    È una base, solida e irrinunciabile.

    E se oggi posso comunicare, scrivere, costruire il mio percorso, è anche grazie a quei punti in rilievo che, uno alla volta, mi hanno insegnato non solo a leggere le parole, ma a leggere il mondo.